Meglio sarebbe così: partire senza un calendario tiranno, senza itinerari rigidi, senza che la bussola diventi una catena.
La mèta? La decide il cuore, o magari la curva di una strada che si apre all’improvviso, portandoti altrove.
Di volta in volta, il mondo diventa un ventaglio di possibilità, e tu puoi scegliere quale aprire.
Il bagaglio? Quello minimo, il giusto per sentirti vivo ma non zavorrato. Le tasche piene di curiosità, e il resto lo lasci a casa.
Si viaggia meglio quando la schiena è libera e la mente ancora di più.
Così, come l’uccellino che migra non per fuggire ma per incontrare, lasci che il vento ti spinga, che il caso ti sorprenda, che i chilometri si trasformino in storie.
E non ti importa se alla fine torni dove sei partito: il bello del mondo, quello vero, non sta nella mèta raggiunta ma negli occhi che hai mentre pedali.
Meglio sarebbe
sceglier liberamente la mèta,
di volta in volta diversa,
senza il peso del bagaglio.
Come uccellin che migra senza affanno
Leggero sul soffio del vento
A catturar il bello del mondo

