È piovuto nella notte, e Chioggia stamane si sveglia con un’arietta fresca, quasi settembrina, di quelle che ti fanno stringere un po’ la giacca ma ti risvegliano i sensi. La colazione non è nulla di memorabile — caffè tiepido, qualche biscotto un po’ triste — ma va bene così.
Montiamo in sella verso la città vecchia. Le ruote scorrono leggere, e la brezza di mare ci accompagna lungo il tragitto.

img_20250730_103449876_hdr_ae3961416115870042362-1024x576 La Vacanzella  tappa 2 Chioggia - Jesolo (parte 1)

img_20250730_103905210_hdr_ae5608408250681666178-1024x576 La Vacanzella  tappa 2 Chioggia - Jesolo (parte 1)

Arrivati all’imbarco per Pellestrina ci informano che dobbiamo lasciare le biciclette e aspettare un’ora prima di partire. A prima vista potrebbe sembrare una scocciatura main effetti ci regala un tempo prezioso, un’ora rubata alla frenesia del programma.
Ne approfittiamo per goderci ancora un po’ Chioggia. Il centro storico si rivela con tutta la sua grazia popolare: i ponti, le calli, le finestrelle con i panni stesi. È una Venezia minore, ma per certi versi più vera, più vissuta. Ci dirigiamo verso il mercato del pesce, ancora vivo nonostante l’ora: odori intensi, voci dialettali, reti umide e casse piene di branzini, seppie, sogliole, canocchie. È un piccolo teatro quotidiano, dove ogni banco è una scena

img_20250730_104805310_hdr_ae6864148992797092254-576x1024 La Vacanzella  tappa 2 Chioggia - Jesolo (parte 1)

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img_20250730_104655832_hdr_ae3903359597885270660-576x1024 La Vacanzella  tappa 2 Chioggia - Jesolo (parte 1)

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Le botteghe che circondano la piazza ci attirano come calamite: chi vende ceramiche artigianali, chi strumenti da cucina, chi semplicemente cartoline dal sapore vintage. Passeggiamo senza meta, gustando ogni angolo, ogni scorcio, ogni riflesso sull’acqua dei canali. Il tempo sembra essersi allargato, dilatato, come se la giornata avesse deciso di regalarci una parentesi di pura contemplazione. Finalmente il traghetto arriva intanto, Chioggia ci resta dentro, con il suo profumo di pesce fresco, i muri scrostati dal sale, e quella strana, affettuosa lentezza che solo certi posti di mare sanno regalare.

img_20250730_105314522_hdr_ae7967954745551059717-576x1024 La Vacanzella  tappa 2 Chioggia - Jesolo (parte 1)

img_20250730_105334694_hdr_ae3075490972536487067-1024x576 La Vacanzella  tappa 2 Chioggia - Jesolo (parte 1)

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Il tratto di mare tra Chioggia e Pellestrina è breve, ma abbastanza per farci sentire il cambio d’atmosfera: l’odore del mare si fa più intenso, l’aria è più salata, e lo sguardo comincia a spaziare tra le isole basse e i riflessi cangianti della laguna. Quando sbarchiamo, è come se avessimo varcato una soglia invisibile: Pellestrina ci accoglie come un piccolo scrigno nascosto, fuori dal tempo.

La prima cosa che colpisce sono le case colorate, una accanto all’altra, che si affacciano direttamente sulla laguna. Toni pastello, tinte vivaci, infissi scoloriti dal sole e dal sale: ogni abitazione sembra raccontare una storia, custodire una memoria. Qui non ci sono orde di turisti né frenesia: Pellestrina è un luogo di quiete, dove il tempo si muove lento e gentile.

img_20250730_130559_0432880014565682992846-1024x512 La Vacanzella  tappa 2 Chioggia - Jesolo (parte 1)

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Pedaliamo piano, quasi in punta di ruota, per non disturbare la pace. Pochi abitanti in giro — qualcuno che rientra dalla pesca, un gruppo di anziani seduti a chiacchierare, qualche gatto che attraversa pigramente la calle. Notiamo diverse case in vendita, segno che anche qui lo spopolamento sta lasciando il segno, come in tante piccole isole della laguna. Eppure, nonostante tutto, l’anima del posto resiste.

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Mi incuriosisce un piccolo trambusto in piazza: bandiere, nastri, preparativi. Chiedo a una signora, seduta su una panchina, e lei, con tono fiero e un accento veneziano tenero e marcato, mi racconta della festa della Madonna dell’Apparizione.
Nel 1716, mi spiega, la Madonna sarebbe apparsa proprio qui, in laguna, per annunciare la vittoria dei veneziani sui turchi durante la battaglia di Corfù. Un evento che ha segnato l’immaginario collettivo dell’isola, tanto da farne la santa patrona.
“Xe la nostra festa pi grando — mi dice — co’ a processión, i fiói in banda e dopo el fogo par tuto el canal!”. I suoi occhi brillano di orgoglio. In quel racconto c’è fede, identità, comunità. E c’è anche una malinconia sottile, quella di chi ha visto il tempo cambiare, ma resiste con forza gentile.

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Giungiamo infine al molo del traghetto che ci porterà prima ad Alberoni, poi a Malamocco e infine a Venezia Lido. Il sole è alto, la luce tersa. Le bici sono pronte per il prossimo tratto, ma dentro di noi resta qualcosa di questa isola: il silenzio, i colori, e la voce della signora che ci ha raccontato il miracolo della sua Madonna.

Di Paco Pignone

Sono un cicloesploratore per scelta di vita: un po’ meccanico, un po’ narratore, un po’ testardo. Vado in bicicletta per spostarmi, ma anche per restare. Per ascoltare il mondo da vicino, per scomporlo in tappe, per capirlo pedalata dopo pedalata. Scappo dall’ovvio, devio dalle rotte turistiche, mi infilo tra le crepe dell’asfalto dove si nascondono storie dimenticate, resistenze quotidiane, bellezze che non si vedono a motore acceso.

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