L’ultimo rapporto “Viaggiare con la Bici 2025” di Isnart–Unioncamere e Legambiente ha confermato che il cicloturismo è una delle grandi tendenze del turismo italiano. Nel 2024 questo settore ha generato 89 milioni di presenze, con una crescita del 54 % rispetto all’anno precedente e un impatto economico vicino a 9,8 miliardi di euro (legambiente.it). Sì, avete letto bene: quasi un italiano (e mezzo!) su due si è messo in sella per scoprire il Paese. Un numero enorme che racconta non solo quanto la bici faccia bene all’ambiente e al fisico, ma anche come stia diventando un pezzo importante dell’economia nazionale.

Perché tutti vogliono viaggiare in bici?

Sottosopra Comunicazione, commentando i dati del rapporto Legambiente, parla di una crescita del 76 % nel 2024 e di 89 milioni di cicloturisti che hanno generato un indotto di 9,8 miliardi di euro . Oltre ai numeri, emergono alcune tendenze interessanti:

  • Sostenibilità e autenticità – sempre più persone cercano esperienze lente, genuine, fuori dai circuiti di massa. Il cicloturismo permette di rallentare e “assaporare” il territorio. L’idea di potersi fermare in una bottega, visitare un borgo sconosciuto o fare un tuffo in un lago lungo il tragitto è il vero lusso del viaggiare in bici.

  • E-bike per tutti – l’uso delle biciclette a pedalata assistita è in forte crescita. Questo allarga la platea: non serve essere atleti per affrontare percorsi impegnativi. Ma attenzione, le batterie vanno trattate con cura: se d’inverno la bici resta ferma, riponete la batteria in casa e pulite i contatti prima di rimetterla in strada.

  • Internet come compagno di viaggio – il 63 % dei cicloturisti organizza la propria vacanza online: tra blog, app (Komoot, Strava) e social, la scelta dell’itinerario diventa un gioco di community.

  • Turisti “alto spendenti” – secondo Legambiente, il 50,8 % dei cicloturisti ha una capacità di spesa elevata e il 47,7 % appartiene alla fascia 30‑44 anni.  Una buona notizia per i territori: chi viaggia in bici spende in media più di chi viaggia con mezzi tradizionali.

Insomma, si stanno creando le condizioni perché l’Italia diventi la “California” del cicloturismo europeo. A tal proposito, un’indagine dell’European Cyclists’ Federation ha messo l’Italia al primo posto nelle preferenze dei tour operator, davanti a Francia e Germania. Il nostro Paese vince grazie alla combinazione di arte, natura, cibo e ospitalità. Peccato che le infrastrutture siano ancora indietro: solo il 67 % della rete EuroVelo è completato e appena il 39 % è segnalato.

Spiaggia-Torre-Astura-300x169 Il cicloturismo italiano tra sogni, buche e catene da oliare

Politiche e sicurezza: luci e ombre del nuovo Codice della Strada

Nel dicembre 2024 è entrata in vigore la legge 177/2024, una riforma del Codice della strada che per la prima volta riconosce i ciclisti come utenti vulnerabili. Secondo il Giornale Giuridico la riforma ha introdotto norme per migliorare la convivenza tra bici e auto, prevedendo una distanza laterale minima per il sorpasso e dando più potere ai comuni per realizzare progetti di visibilità per i ciclisti. Inoltre, parte dei proventi delle multe dovrà essere destinata alla costruzione di piste ciclabili sicure, nuova segnaletica e sistemi di monitoraggio.

Questi passi avanti sono importanti, ma non bastano. L’associazione Fondazione Michele Scarponi, che tutela le vittime della strada, denuncia che le nuove norme privilegiano la repressione (multe e sanzioni) invece della prevenzione. Secondo la fondazione, il nuovo codice limita lo spazio per bici, pedoni e micromobilità e riduce l’autonomia dei comuni nel creare zone 30 (fondazionemichelescarponi.com). Le tutele per i ciclisti vengono giudicate insufficienti: i dati ISTAT mostrano che nel 2024 185 ciclisti sono morti in incidenti stradali, pur con un calo del 12,7 % rispetto al 2023 . I motociclisti e gli utenti di monopattini elettrici continuano a pagare un prezzo altissimo .

È evidente che la politica italiana deve uscire dalla logica “auto‑centrica” e investire davvero nella mobilità attiva. Tre le linee prioritarie:

  1. Più sicurezza – servono campagne di sensibilizzazione e modifiche normative che tutelino chi pedala; ad esempio, introdurre l’obbligo di distanza laterale di almeno 1,5 m nei sorpassi e aumentare le zone 30.

  2. Sistema Nazionale delle ciclovie turistiche – occorre finanziare e concludere i progetti sulle grandi dorsali ciclabili (es. Ciclovia Tirrenica, Adriatica, del Sole), promuovendo l’intermodalità con treni e bus.

  3. Professione di guida cicloturistica – definire una figura riconosciuta e formata, capace di accompagnare gruppi e promuovere la cultura del viaggio lento.

L’Unione Europea, nel frattempo, va avanti: i ministri dei trasporti hanno approvato il 3 aprile 2024 una Dichiarazione europea sul ciclismo che riconosce la bici come mezzo sostenibile per mobilità e turismo e prevede un maggiore accesso ai fondi europei per infrastrutture ciclabili.

Se l’Italia vuole restare la destinazione preferita dai cicloturisti, deve allinearsi a questo indirizzo.

Di Paco Pignone

Sono un cicloesploratore per scelta di vita: un po’ meccanico, un po’ narratore, un po’ testardo. Vado in bicicletta per spostarmi, ma anche per restare. Per ascoltare il mondo da vicino, per scomporlo in tappe, per capirlo pedalata dopo pedalata. Scappo dall’ovvio, devio dalle rotte turistiche, mi infilo tra le crepe dell’asfalto dove si nascondono storie dimenticate, resistenze quotidiane, bellezze che non si vedono a motore acceso.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *