Lasciata Pellestrina in un attimo il traghetto ci sbarca ad Alberese, la parte moderna del Lido di Venezia, che ci accoglie con una strana atmosfera sospesa tra eleganza decadente e disordine contemporaneo. Malamocco conserva ancora le opere d’arte di tanti artisti Ci passiamo quasi con rispetto, osservando il profilo austero dell’Hotel Excelsior, icona del lusso d’altri tempi, dove i fantasmi della Belle Époque sembrano ancora passeggiare tra le colonne e le palme del lungomare. Ma appena ci spostiamo dalla zona storica, il fascino sfuma.





La spiaggia del Lido — che da nome prometterebbe panorami marini e salsedine a volontà — delude, almeno per chi arriva in bicicletta. Il mare è nascosto da cancelli, stabilimenti, parcheggi privati, hotel moderni che sembrano più interessati a escludere che ad accogliere. La vista è negata, e questo, per chi viaggia a pedali cercando orizzonti e respiri aperti, pesa.


Il tempo di attraversare questa parentesi urbana e ci imbarchiamo di nuovo. Il traghetto che ci porta a Punta Sabbioni segna quasi simbolicamente l’uscita da Venezia. Lasciamo alle spalle la laguna storica, le sue architetture, i suoi misteri, e iniziamo a percorrere quella che potremmo definire la Venezia reale, quotidiana, vissuta.
Da Punta Sabbioni in poi, il paesaggio si apre: campagne, canali, casoni da pesca, ponti di legno e una laguna che, pur senza il fascino scenografico della Serenissima, racconta molto di più della sua anima profonda. Lungo il canale Daccagnana, in direzione Treporti e Cavallino, ci sorprende la bellezza della pista ciclabile del Pordelio, una delle più suggestive del Veneto. Scorre letteralmente sull’acqua, sospesa tra cielo e laguna.


È qui che il viaggio torna ad essere un puro piacere sensoriale: il rumore delle ruote sulla passerella in legno, il profumo salmastro della bassa marea.
A metà percorso, quasi per destino, spunta il bar Da Gino: un’istituzione per chi pedala da queste parti. Non possiamo esimerci. Ci fermiamo, molliamo le bici, ci sediamo al sole.
Un prosecchino fresco, qualche oliva, due chiacchiere con altri cicloviaggiatori e Gino che si affaccia dal bancone con un sorriso che sa di casa. È una sosta meritata, ma anche necessaria: un brindisi alla strada fatta, e a quella che ancora ci aspetta.

Jesolo è di nuovo vicina. Ma questo tratto di laguna — intimo, silenzioso, autentico — ci resterà dentro come una delle sorprese più belle della Vacanzella. Un angolo di Venezia lontano dalle cartoline, ma proprio per questo, ancora più autentico.


